Saturday, 15 August 2020
DimoraMagazine

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È una nonna glamour, vulcanica sessantenne che gira il mondo e dispensa consigli. La potete seguire sul suo blog www.unamoredinonna.it che spopola su internet ormai da parecchi mesi. 

Elena Mora, giornalista e scrittrice di successo,  questa volta ,  è volata a Dallas, negli Stati Uniti D’America, e ci ha raccontato la sua esperienza alle “open house”,  incontri organizzati dagli immobiliaristi oltre oceano, all’ interno di esclusive ville da super Paperoni, a caccia di nuovi acquirenti e, a volte,  di semplici “infiltrati curiosi”. Elena infatti per un giorno, si è spacciata  acquirente interessata. Ha lasciato per poco le vesti di nonna glamour e si è trasformata in una vera e propria turista immobiliare. 
In  America, le open house si organizzano da sempre, una tradizione trentennale,  in Italia invece non sono ancora proprio di moda..chissà in futuro. Leggete cosa ci ha raccontato Elena.
 

Mi piacciono le case. Le trasmissioni dedicate alle case. Tutte: quelle sulle case da vendere, da comprare, da ristrutturare. Quelle che si aprono o si chiudono con il cartello “open house”  su cui trionfalmente viene appeso il cartello SOLD a caratteri tutti maiuscoli per l’orgoglio della buona o veloce vendita.  In Italia sono ancora le eccezioni, ma negli usa le open house, le case in vendita aperte a tutti per un giorno, sono la normalità. Così quando sono dalla mia amica texana a Dallas (casa di 1300 metri quadri, mille trecento, non è un errore di battitura, ve ne parlerò presto ) e vedo il cartello open house a pochi metri da lei, non resisto e le chiedo di andare a visitarla. Lei, molto pragmatica, spiega all’agente immobiliare - ma c’era anche un agente vero, fuori, per la sicurezza - di essere una vicina di casa e che la sua amica italiana era interessata a visitare la villa in vendita, ma solo per curiosità.

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Molto garbatamente ci hanno comunque fatto fare il giro di questa villona, grande e cupa, boiserie ovunque, foto posate della famiglia su ogni muro,  cucina gigantesca e citazioni Italiane qua e là: improbabili vetri veneziani accostati a tende provenzali (d’altra parte, bisogna capirli, la Europa è così piccola, sta tutto vicino, e in fine dei conti chi di noi conosce la esatta posizione degli Stati dell’Unione?) e piastrelle toscane per un ultimo tocco di chic Italo-internazionale. Per la cronaca, due milioni e mezzo di dollari. Ma in fin dei conti siamo a Dallas, città dei petrolieri nota al mondo per l’assassinio del presidente Kennedy e per la serie tv anno ottanta con cui hanno cercato di ridare una verginità alla metropoli.

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Mai però far capire a una amica americana che cosa ti piace o ti interessa perché la sua gentilezza la porterà a cercare - ed essendo una manager trovare - nuove esperienze dello stesso tipo. Così quando ci spostiamo in California per qualche giorno di riposo (di base a LaJolla, la zona di San Diego dove è ambientata la mitica serie Grace and Frankie, prodotta e interpretata dalla altrettanto mitica Jane Fonda) e andiamo a salutare la sorella a Orange County (set del telefilm omonimo) e a fare una gita a Laguna beach ( altra città, altra serie tv) lei mi organizza un pomeriggio di “caccia alla open house”. Non senza, devo ammettere, mio grande divertimento. Così abbiamo visitato una villa da tre milioni e mezzo di dollari - bella, grande, luminosa, con tanto di piccola cascata nel giardino. Una da cinque milioni e mezzo di dollari: mobili dichiarati orgogliosamente italiani, ma a un occhio italiano assolutamente sospetti, tre piani collegati da una improbabile scala a chiocciola. E una  - udite udite - da otto milioni e mezzo di dollari. Bella, bellissima: tre piani affacciati sull’oceano, ascensore interno, scala di discesa a una piccola baia privata, terrazza incredibile, cabina doccia grande come un monolocale in centro a Milano.

Raffinatissima: mobili di design, spazi ampi e vetrate gigantesche che rendono la casa luminosa e se possibile la fanno sembrare ancora più ampia, costose coperte poggiate con nonchalance sui divani, segno evidente del passaggio di un esperto di homestaging. Ammirata del gusto e completamente stupita del fatto che qualcuno possa privarsi di una villa del genere, chiedo alla agente immobiliare, garbatamente, se si può sapere come mai il proprietario la abbia messa in vendita. “Perché ne sta acquistando una più bella e grande” è la, per lui ovvia, risposta. Guardandomi come se avessi posto la più stupida delle domande. Scoprirò poi , la mia amica è un ottimo agente segreto, che il proprietario è un produttore di cosmetici costosi molto in voga negli Usa fra le signore ricche di anni e dollari. Che cosa ho imparato nei miei pomeriggi di turismo open house? Che non potrò mai permettermi una villa di quel genere, che posso imparare a mixare i colori scegliendo con cura le sfumature, che la parola italiano è un aggettivo che suscita subito ammirazione. E che tutte le case, anche lussuose, hanno un secondo ingresso, piccolo e pratico, chiamato mud room, la stanza del fango, dove si entra dal giardino, si lasciano le scarpe, i cappotti, zaini e sacchetti in modo che la casa rimanga più pulita e in ordine. Da copiare assolutamente in caso di nuovo progetto. Arrivederci  alla prossima... casa! 

Elena Mora 

www.unamoredinonna.it

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