Friday, 25 September 2020
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Nei pressi di Niscemi, in Sicilia, un suggestivo edificio rurale seicentesco in attesa di recupero

Feudi e cultura del latifondo. Sono questi due elementi che ci riportano ad uno status socio-economico che, in Sicilia, ha fatto da padrone fino almeno ai primi due decenni del Novecento. E la Sicilia diventa ancora una volta il luogo ideale in cui peregrinare alla ricerca di vecchie storie da narrare, o leggende che affondano le radici in un lasso temporale lungo secoli; e in cui baroni, baronesse, e antiche dame e signori, hanno costruito il proprio benessere attorno al lusso delle proprietà terriere, dall’alto dei loro palazzi simbolo di potere.

Le masserie: tipiche strutture rurali site in feudi nobiliari

Quello di ‘masseria’, è un termine piuttosto ricorrente nella calda e assolata Sicilia dell’entroterra, laddove erano e sono solite estendersi le proprietà agricole degli antichi signori feudali. Ed è proprio all’interno di queste enormi estensioni territoriali in grado di raggiungere un’ampiezza addirittura di migliaia di ettari, che sono tuttora visibili le tracce di un’antropizzazione piuttosto singolare, iniziata già nel XVI secolo.

Strutture rurali tipiche in cui si espletavano i lavori di campagna e si custodivano le preziose derrate frutto di un paziente lavoro annuale, le masserie erano edifici massicci, tozzi, ed imponenti, e si segnalavano all’occhio dell’osservatore per via della loro forma caratteristica, consistente in un ampio agglomerato di caseggiati. Tali caseggiati, erano volti ad articolare la masseria sul modello di una specie di fortezza eretta nel bel mezzo di un latifondo, dotandola tra l’altro di mura possenti che la racchiudevano, disponendola attorno ad un cortile centrale notoriamente conosciuto come ‘baglio’ (dal latino ballium, cortile circondato da ampi edifici o muri) o – in siciliano - bagghiu.

trigona

(Una veduta di parte della masseria dei Principi Trigona, sita in contrada Ursitto a Niscemi)

 Il Feudo dei Principi Trigona

Siamo a Niscemi, in Sicilia, e nei pressi della Piana di Gela, trova collocazione la masseria dei Principi Trigona con annesso edificio rurale in stato di abbandono. L’immobile, avente fabbricati che raggiungono i 3000 mq., fu edificato nel Seicento dalla famiglia Trigona - una delle più importanti casate nobiliari italiane di origini piccarde, che nell’isola ebbe sede principalmente a Piazza Armerina - nelle pertinenze del feudo di Ursitto che Antonio Trigona acquisì nel 1570. I Trigona ne detennero l’eredità fino al 1630 per poi riprenderne possesso nel 1678, ed edificarne infine la masseria nel 1686, stando a quanto ci suggerisce la data incisa sull’architrave di una delle finestre dei locali al piano terra.

La masseria, è naturalmente connotata dal consueto impianto tradizionale adottato per questo tipo di edifici. Consta del fabbricato principale costituito dal palazzo signorile – il quale dovette grosso modo fungere da occasionale luogo di soggiorno dei padroni della proprietà, durante le loro visite al feudo – e adattato su più piani: verosimilmente il piano terra e il primo piano. Tutt’intorno, trovano ospitalità il resto dei fabbricati, amalgamati in una specie di continuum. Si tratta di stalle, magazzini per il raccolto e per custodire gli utensili, e addirittura vi trovavano sistemazione le stesse abitazioni dei contadini.

Caratteristiche e pregi strutturali dell’immobile

Alla masseria, è possibile accedere tramite il grande portone d’ingresso principale al di sopra del quale un tempo spiccava lo stemma araldico della famiglia, e che si apre sulla campagna circostante dalla parte esterna, e sull’ampio baglio centrale, verso l’interno. Sostando al di fuori dell’edificio, è possibile inoltre avere cognizione delle possenti mura perimetrali, parte delle quali è sormontata da merlature come ad evocare la struttura di una fortezza medievale in piena regola.

merlature

(merlature medievali sormontano parte del muro perimetrale che cinge l’edificio)

Edificio cardine della ruralità siciliana, la masseria dei Principi Trigona è interamente costruita in pietra locale. E nonostante l’innegabile grado di suggestività offerto dalla possenza delle sue mura - finalizzate alla protezione del contenuto e dei suoi abitanti – e dalla sua collocazione nel bel mezzo della campagna siciliana in cui l’agricoltura e l’allevamento ancora poco meccanizzate offrono visuali tipiche da panorama bucolico ancestrale, non possiede elementi estetici tali da ricondurlo a qualche ordine architettonico in particolare. Solo le finestre dei piani superiori sono ornate da strette balconate sormontate da architravi intonacati di bianco, colore in aperto contrasto col tono caldo della pietra.

Proprietari e possibili interventi di restauro

Per quasi quattro secoli, la masseria dei Principi Trigona di contrada Ursitto a Niscemi, è stata di proprietà della famiglia Trigona e Inguardiola di Piazza Armerina, prima di essere acquisita dai nobili Iacona a partire dall’inizio del 1800. Oggi, è di proprietà della famiglia Scicolone di Gela, la quale è attualmente in cerca di compratori.

Stando ad una bella abitudine particolarmente in voga in tutto il meridione d’Italia - dove agricoltura e allevamento nostrani costituiscono il principale sbocco economico, nonché fonte di sostentamento per intere famiglie, praticamente da sempre – la masseria dei Principi Trigona, se recuperata, potrebbe assumere le fattezze di immobile adibito a luogo d’ospitalità, e perciò prestarsi ad essere convertita in un tradizionale agriturismo.

caseggiati

(caseggiati disposti ad articolare la struttura della masseria dei Principi Trigona, nel bel mezzo di un paesaggio incontaminato)

Si coronerebbe, in tal modo, il sogno di tanti curiosi cercatori di mete incontaminate, i quali potrebbero avere il privilegio di riscoprire - una volta ancora - la Sicilia più autentica, nelle vesti originali di tanti anni fa.

Ambra Taormina

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