Friday, 25 September 2020
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Con la riforma del diritto di famiglia (legge 151/75) il legislatore ha introdotto nel Libro I “Delle persone e della famiglia” l’istituto del fondo patrimoniale (art. 167 cc e ss) che si presenta come un vincolo che viene impresso ai beni del patrimonio familiare a supporto e a sostegno dei bisogni della famiglia in modo tale da fornire a quest’ultima un “patrimonio” non aggredibile da terzi soggetti. 

La norma stigmatizza, quindi, una delle ipotesi previste dal secondo comma dell’art. 2740 cc, ossia una delle ipotesi in cui è la legge stessa a prevedere che la responsabilità patrimoniale di un soggetto, in deroga a quanto previsto al primo comma, subisca delle limitazioni. Si ricorda, infatti, che il primo comma sancisce il principio di responsabilità generale in forza del quale il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi bene presenti e futuri. 

Si segnala, comunque, che l’art. 167 cc non è il solo istituto che dà concretezza alla espressione contenuta nel secondo comma dell’art. 2740 cc “se non nei casi stabiliti dalla legge”. Infatti la riforma del diritto societario ha introdotto l’art. 2447 bis cc che prevede la figura del “patrimonio destinato ad uno specifico affare” e la legge 51/2006 ha inserito nel codice civile al Libro VI “Della tutela dei diritti” l’art. 2645 ter rubricato “trascrizione di atti di destinazione per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni o ad altri enti o persone fisiche”.

Tuttavia la differenza tra il fondo patrimoniale e le altre forme di patrimonio destinato appaiono ictu oculi. 

Mentre, infatti, nel fondo patrimoniale il vincolo è strettamente collegato alla soddisfazione dei bisogni della famiglia, nell’istituto di cui all’art. 2447 bis cc esso è destinato al compimento di uno specifico affare e nell’art. 2645 ter cc il vincolo pare presuppore un’area applicativa estremamente ampia il cui principale limite si rinviene nella natura dei beni che possono formarne oggetto (beni immobili o mobili registrati). 

Il vincolo di indisponibilità dei beni viene impresso dal disponente in modo tale che questi, proprio perché volti al sostentamento della famiglia vengano, non vengano aggrediti dai creditori per situazioni debitorie sorte nell’ambito lavorativo di uno o di entrambi i coniugi. 

Si ricorda infatti che non solo l’imprenditore individuale e il socio di società di persone rispondono dei debiti relativi alla propria attività con tutto il loro patrimonio, ma anche chi opera attraverso società di capitali potrebbe essere chiamato a rispondere quale amministratore ovvero quale garante in forza di fideiussioni o garanzie personali rilasciate.

Ma cosa si intende per fabbisogni della famiglia? 

Sul punto si segnala la recente sentenza del Tribunale di Marsala (7.11.2019 nr. 946) la quale ha così disposto sul punto: “a costituzione del fondo patrimoniale è funzionale a far fronte ai bisogni della famiglia, intesi come esigenze di vita dei suoi componenti considerate anche con una certa ampiezza, ricomprendendo in esso, oltre alle esigenze primarie attinenti alla vita della famiglia (mantenimento, abitazione, educazione della prole e dei componenti il nucleo, cure mediche, ecc.), in conformità con il potere di indirizzo della vita familiare in capo ai coniugi, anche i bisogni relativi allo sviluppo stesso della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, determinando, a tale scopo, un vincolo di destinazione per il soddisfacimento di tali bisogni e, quindi, di tutti i suoi componenti, compresi, in particolare, i minori; con l’importante precisazione che la norma non si riferisce alla cosiddetta famiglia parentale bensì alla famiglia nucleare, nella quale sono compresi i figli legittimi, naturali ed adottivi dei coniugi, minori e maggiorenni non autonomi patrimonialmente. Alla luce di tale fondamentale funzione, va ravvisata in capo ai figli una posizione giuridicamente tutelata in relazione agli atti di disposizione del fondo, individuata nella loro legittimazione sostanziale”.

Le norme che prevedono e disciplinano l’istituto del fondo patrimoniale sono collocate nel Libro I “Delle persone e della famiglia”, Capo VI “del regime patrimoniale della famiglia”, Sezione II “del fondo patrimoniale”. 

Quali sono i beni che possono essere conferiti in un fondo patrimoniale?

Il disponente può segregare nel fondo patrimoniale i beni immobili, i beni mobili registrai e i titoli di credito nominativi. Questi in particolare sono i titoli che contengono il nome della persona a cui spetta la prestazione e il nome deve risultare dal registro dell’emittente. 

Da chi può venir costituito il fondo e quale forma deve avere?

Il fondo patrimoniale, che presuppone l’esistenza di una famiglia legittima, può essere costituito da uno o da entrambi i coniugi o da un terzo. In tale ultimo caso il vincolo avrà effetti solo nel momento in cui i coniugi lo accettano. 

Il vincolo apposto sui beni è opponibile ai terzi nel momento in cui viene annotato a margine dell’atto di matrimonio. Qualora poi abbia ad oggetto beni immobili deve essere trascritto in conservatoria, se ha ad oggetto beni mobili registrati deve risultare dai Pubblici registri mentre se ha ad oggetto titoli di credito deve essere annotato sia sul documento che sul registro del mittente. Si ricorda, in ogni caso, che la trascrizione ha solo la funzione di pubblicità notizia.

Per quanto riguarda la forma, il codice stabilisce che può essere costituito per atto inter vivos (e in tal caso il codice espressamente indica che esso deve rivestire la forma dell’atto pubblico (secondo i crismi dell’art. 2699 cc) o per atto mortis causa (ossia per testamento) anche se sul punto è intervenuta la Corte d’Appello di Roma con sentenza nr. 2838/19 che ha affermato che è inammissibile la costituzione di un vincolo di destinazione per testamento perché l'art. 2645-ter cod. civ., non soltanto non contiene alcun richiamo al testamento, ma fa riferimento all'art. 1322, comma 2, cod. civ. che disciplina i rapporti a struttura contrattuale e non si applica agli atti mortis causa .

In ogni caso l’atto deve essere a titolo gratuito.

Fermo quanto sopra si deve poi tener presente un aspetto.

Una cosa è la convenzione matrimoniale che appalesa l’intenzione del disponente di destinare determinati beni ai bisogni della famiglia e disciplina l’amministrazione degli stessi, altra cosa è l’atto di individuazione dei beni destinati a tale scopo. La prima è soggetta al regime pubblicitario dell’art. 162 cc e ss e deve essere annotata nel registro dello stato civile ai fini della opponibilità ai terzi; il secondo è invece soggetto al regime di pubblicità così come riferito all’immobile oggetto di vincolo e da questa discenderà l’opponibilità ai terzi della segregazione.

Quale è l’effetto che si determina con la costituzione del fondo?

I coniugi con l’apposizione del vincolo familiare di fatto separano determinati beni (immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito) dal resto del patrimonio e li destinano al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. 

avv. Elisa Boreatti

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